La sicurezza affettiva non è soltanto qualcosa che riceviamo nell’infanzia: può essere costruita attraverso consapevolezza, relazioni affidabili e psicoterapia.
Accorgersi di sentire meno non è sempre immediato. Spesso il cambiamento avviene gradualmente: si alza il volume della televisione, si chiede più volte di ripetere, si fa fatica a seguire una conversazione in un ambiente rumoroso. A volte sono i familiari a notarlo per primi.
Eppure, dietro una difficoltà uditiva, non c’è soltanto un problema di suoni più deboli o parole meno nitide. Può cambiare anche il modo in cui una persona partecipa alle conversazioni, vive le relazioni e percepisce se stessa. Per questo udito e benessere psicologico sono più vicini di quanto si possa immaginare.
Quando ascoltare richiede sempre più fatica
Seguire una conversazione quando non si sente bene richiede un notevole sforzo. La persona deve provare a ricostruire le parole mancanti, osservare le espressioni del viso, interpretare il contesto e mantenere alta l’attenzione. Alla fine di una cena, di una riunione o di un incontro familiare può sentirsi stanca, confusa o irritabile.
Una recente revisione qualitativa ha mostrato che le difficoltà uditive possono incidere su diverse dimensioni della qualità della vita: dalla fatica mentale alla fiducia in sé, dalle relazioni all’autonomia, fino all’ansia, all’umore e al senso di identità.
Quando partecipare diventa faticoso, può accadere di parlare meno, evitare le situazioni affollate o rinunciare ad alcune occasioni sociali. Dall’esterno questo comportamento può essere interpretato come disinteresse, distrazione o chiusura. In realtà, a volte rappresenta un modo per proteggersi dalla frustrazione di non riuscire a comprendere pienamente ciò che viene detto.
Udito, solitudine e tono dell’umore
Le difficoltà di comunicazione possono produrre una distanza sottile dagli altri. Si continua a essere presenti, ma ci si sente meno coinvolti. Si perde una battuta, un passaggio del discorso, una confidenza detta a bassa voce. Con il tempo, la persona può iniziare a sentirsi esclusa oppure scegliere di ritirarsi per evitare il disagio.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica tra le possibili conseguenze della perdita uditiva non affrontata la solitudine, l’isolamento sociale, lo stigma e le difficoltà nella comunicazione.
Una revisione sistematica condotta sugli adulti più anziani ha rilevato che, nella maggior parte degli studi esaminati, la perdita uditiva risultava associata a una maggiore probabilità di solitudine e isolamento sociale.
Anche il rapporto con l’umore merita attenzione. Una meta-analisi comprendente oltre 147.000 partecipanti ha rilevato, negli adulti anziani con perdita uditiva, probabilità più elevate di sintomi depressivi rispetto alle persone senza difficoltà uditive. Gli stessi autori invitano però a interpretare il dato con cautela, perché l’associazione non dimostra automaticamente un rapporto diretto di causa ed effetto.
Questo significa che una difficoltà uditiva non determina necessariamente depressione. Può però inserirsi in una rete di esperienze — fatica, incomprensioni, riduzione della partecipazione, perdita di autonomia — che incidono sul benessere emotivo.
La parte più difficile, a volte, è accettare il cambiamento
Fare un controllo dell’udito può sembrare un gesto semplice. Per molte persone, però, significa confrontarsi con qualcosa che riguarda l’età, il corpo, l’autonomia e l’immagine di sé.
Pensieri come questi sono frequenti:
“Non sono ancora così anziano.”
“Gli altri penseranno che non capisco.”
“Un apparecchio sarebbe troppo visibile.”
“Posso cavarmela ancora da solo.”
Non si tratta soltanto di scarsa informazione. Può esserci una vera difficoltà emotiva nell’accettare il cambiamento.
Una revisione sistematica sullo stigma associato alla perdita uditiva ha evidenziato come alcune persone possano interiorizzare rappresentazioni negative legate all’invecchiamento, all’incompetenza o alla disabilità sociale. Questo vissuto può favorire vergogna, ritiro e una percezione più negativa di sé.
Lo stigma può influire anche sulla disponibilità a utilizzare un dispositivo acustico. Una revisione dedicata agli adulti in età lavorativa ha rilevato che il timore del giudizio sociale è spesso collegato a una minore adesione all’uso degli apparecchi acustici.
Accettare una difficoltà uditiva, quindi, non significa arrendersi. Significa iniziare a guardare con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo e valutare quali strumenti possano aiutare a recuperare partecipazione, comunicazione e autonomia.
Che cosa fa l’audioprotesista
L’audioprotesista è una professione sanitaria riconosciuta. Il suo lavoro riguarda la selezione, la fornitura, l’adattamento e il controllo dei dispositivi protesici destinati alla correzione dei deficit uditivi, nell’ambito delle proprie competenze e su prescrizione medica quando prevista.
Il percorso audioprotesico non consiste semplicemente nel “dare un apparecchio”. Comprende l’ascolto delle difficoltà riportate dalla persona, la valutazione dei suoi bisogni comunicativi, l’adattamento del dispositivo e il monitoraggio nel tempo. È importante comprendere in quali situazioni la difficoltà emerge maggiormente: durante le conversazioni familiari, al telefono, davanti alla televisione, al lavoro oppure nei luoghi affollati.
La tecnologia, da sola, non basta. Un dispositivo deve essere personalizzato e inserito nella vita concreta di chi lo utilizza.
Gli studi mostrano che il trattamento della perdita uditiva può migliorare alcuni aspetti della qualità della vita, anche se i risultati variano in base alle caratteristiche delle persone, agli strumenti utilizzati e alle modalità con cui vengono misurati gli esiti.
Perché psicologia e audioprotesi possono dialogare
La psicologia non sostituisce la valutazione uditiva e l’audioprotesista non si occupa di psicoterapia. Le due professionalità possono però incontrarsi intorno alla stessa persona.
L’audioprotesista lavora sulla funzionalità uditiva, sulla comunicazione e sull’adattamento alla soluzione protesica. Lo psicologo può aiutare a comprendere i vissuti che accompagnano il cambiamento: la vergogna, la paura di invecchiare, la fatica di chiedere aiuto, il ritiro sociale o le difficoltà relazionali che si sono create nel tempo.
Il dialogo tra le due aree può essere particolarmente utile quando:
- la persona riconosce la difficoltà, ma continua a rimandare il controllo;
- il timore del giudizio rende difficile accettare un dispositivo;
- la perdita uditiva ha modificato la partecipazione sociale;
- in famiglia sono aumentate incomprensioni, irritabilità o conflitti;
- il cambiamento è accompagnato da tristezza, ansia o perdita di fiducia;
- la persona utilizza un dispositivo, ma fatica a integrarlo nella propria quotidianità.
L’obiettivo non è trasformare ogni difficoltà uditiva in un problema psicologico. È considerare la persona nella sua interezza: il corpo, le emozioni, le relazioni e la vita quotidiana.
I segnali che possono suggerire un controllo dell’udito
Può essere utile chiedere un confronto con un professionista quando:
- si aumenta frequentemente il volume di televisione o telefono;
- si chiede spesso agli altri di ripetere;
- si comprendono le parole, ma con difficoltà soprattutto in presenza di rumore;
- le voci sembrano poco nitide;
- si fatica a capire da quale direzione arrivi un suono;
- le conversazioni generano stanchezza o irritazione;
- si tende a evitare cene, riunioni o situazioni sociali;
- familiari e amici fanno notare un cambiamento nell’ascolto.
Un controllo non implica automaticamente la necessità di un apparecchio acustico. Serve anzitutto a comprendere meglio la situazione e, quando necessario, a individuare il professionista o l’approfondimento più appropriato.
Sentire meglio significa anche poter tornare a partecipare
Occuparsi dell’udito non riguarda soltanto la capacità di percepire i suoni. Significa poter seguire una conversazione senza uno sforzo continuo, sentirsi presenti durante un incontro, ridurre le incomprensioni e recuperare il piacere di partecipare.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha rilevato che gli interventi rivolti alla perdita uditiva, soprattutto quando associati a percorsi di riabilitazione uditiva, possono sostenere la partecipazione sociale e contribuire a ridurre la solitudine. Gli autori sottolineano comunque la necessità di ulteriori studi, in particolare sugli effetti a lungo termine.
Prendersi cura dell’udito può quindi diventare anche un modo per prendersi cura delle proprie relazioni e del proprio benessere.
Vuoi comprendere meglio come sta cambiando il tuo udito?
Presso Spazio Mosaico a Boscoreale è possibile richiedere un incontro con l’audioprotesista della rete, raccontare le difficoltà riscontrate e ricevere un primo orientamento rispetto agli approfondimenti più utili.
Per informazioni o per richiedere un appuntamento, visita la pagina dedicata sul sito di Spazio Mosaico oppure utilizza i contatti indicati.
A volte ci si abitua gradualmente a sentire meno. Accorgersene e approfondire può essere il modo per tornare ad ascoltare con meno fatica e vivere le relazioni con maggiore presenza.
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