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Quando si pensa alla psicoterapia, l’immagine più immediata è spesso quella di un incontro individuale tra terapeuta e paziente. La psicoterapia di gruppo introduce una dimensione ulteriore: il lavoro terapeutico prende forma anche attraverso le relazioni che si sviluppano tra i partecipanti.

Il gruppo non è soltanto un luogo in cui raccontare ciò che accade nella propria vita. Può diventare uno spazio in cui osservare, nel presente, il proprio modo di entrare in contatto con gli altri, riconoscere emozioni e bisogni, ricevere feedback e sperimentare modalità relazionali differenti.

Che cos’è la psicoterapia di gruppo?

La psicoterapia di gruppo è una forma di trattamento psicoterapeutico condotta da uno o più terapeuti all’interno di un gruppo di partecipanti. Ogni persona porta la propria storia, le proprie difficoltà, i propri bisogni e il proprio modo di stare nelle relazioni.

Nel corso degli incontri, il lavoro può partire da un vissuto personale, da una situazione concreta, da un’emozione oppure da qualcosa che emerge direttamente nel gruppo. In questo senso, il gruppo non è soltanto il contesto della terapia: può diventare parte del processo terapeutico stesso.

La letteratura sulla psicoterapia di gruppo descrive diversi fattori che possono contribuire al cambiamento, tra cui l’apprendimento interpersonale, l’universalità, la coesione e la possibilità di ricevere risposte e feedback dagli altri partecipanti (Yalom & Leszcz, 2022).

Perché il gruppo è diverso dalla terapia individuale

Anche nella psicoterapia individuale la relazione terapeutica è centrale. Nel gruppo, però, il campo relazionale si amplia: ci si trova in contatto con persone diverse, con modi differenti di comunicare, avvicinarsi, prendere distanza, esprimere bisogni o reagire alle emozioni.

Questa pluralità può rendere più visibili alcune modalità abituali di relazione. Una persona può accorgersi, per esempio, di cercare spesso conferme, di avere difficoltà a prendere parola, di sentirsi facilmente esclusa, di evitare il conflitto oppure di faticare a mostrare parti più vulnerabili di sé.

Nel gruppo, molte dinamiche che nella terapia individuale vengono raccontate possono anche manifestarsi direttamente nel qui e ora. È proprio questa esperienza presente a poter diventare materiale terapeutico.

Il qui e ora nell’approccio gestaltico integrato

Nella prospettiva gestaltica, il qui e ora occupa una posizione centrale. Questo non significa ignorare il passato, ma osservare come la storia della persona continui a vivere nel presente: nel corpo, nelle emozioni, nei bisogni e nel modo in cui entra in relazione con gli altri.

La tradizione gestaltica considera il contatto tra persona e ambiente come un elemento fondamentale dell’esperienza. Il lavoro terapeutico non riguarda quindi soltanto ciò che una persona pensa o ricorda, ma anche il modo in cui costruisce la propria esperienza nel rapporto con l’altro e con il contesto (Perls, Hefferline & Goodman, 1997; Yontef, 1993).

Nel gruppo, una difficoltà vissuta in altre relazioni può emergere nel modo in cui una persona si avvicina a qualcuno, si protegge, si ritrae, cerca riconoscimento o reagisce a una distanza. Il terapeuta accompagna il partecipante a portare maggiore consapevolezza a ciò che sta accadendo e, quando è clinicamente appropriato, a sperimentare possibilità nuove di contatto.

Risonanze e feedback

Uno degli elementi più specifici del setting gruppale è la possibilità di ricevere risonanze e feedback dagli altri partecipanti.

Una persona racconta qualcosa e qualcuno può sentirsi profondamente coinvolto. Un altro può riconoscersi. Un altro ancora può reagire in modo completamente diverso. Queste risonanze possono aiutare a vedere aspetti di sé da prospettive nuove.

Il feedback, quando è inserito in una cornice terapeutica adeguata, non ha la funzione di giudicare o interpretare l’altro. Può invece restituire ciò che accade nella relazione: ciò che si percepisce, ciò che si prova e ciò che l’incontro con l’altro suscita.

Anche la coesione del gruppo rappresenta un aspetto importante. Una meta-analisi ha evidenziato un’associazione significativa tra coesione e risultati terapeutici, pur con differenze legate ai diversi tipi di gruppo e di intervento (Burlingame, McClendon & Yang, 2018).

Il gruppo come luogo in cui sperimentare

La psicoterapia di gruppo non riguarda soltanto il comprendere. Può diventare anche uno spazio in cui fare esperienza.

  • Prendere parola quando solitamente ci si ritrae.
  • Restare in contatto quando emerge il desiderio di allontanarsi.
  • Esprimere un bisogno.
  • Attraversare un conflitto.
  • Lasciarsi vedere.
  • Dare un feedback e riceverlo.

Il gruppo può quindi offrire un contesto protetto in cui osservare modalità abituali e sperimentare possibilità differenti, con la guida del terapeuta e all’interno di una cornice condivisa.

Il valore terapeutico del gruppo

La psicoterapia di gruppo dispone di processi terapeutici propri. Yalom e Leszcz (2022) descrivono, tra gli altri, l’apprendimento interpersonale, l’universalità, la coesione, l’altruismo e la possibilità di riconoscere nel gruppo un microcosmo delle proprie modalità relazionali.

Nella prospettiva gestaltica contemporanea, il lavoro di gruppo si è progressivamente allontanato dall’idea del gruppo come semplice sfondo per un lavoro individuale svolto davanti agli altri. L’attenzione è rivolta maggiormente al campo, ai processi che prendono forma tra i partecipanti e al modo in cui l’esperienza individuale e quella gruppale si influenzano reciprocamente (Feder & Frew, 2008).

Questo non significa che la psicoterapia di gruppo sia adatta a chiunque o che possa sostituire automaticamente un percorso individuale. Significa, piuttosto, riconoscerla come una modalità psicoterapeutica a pieno titolo, con caratteristiche, possibilità e indicazioni specifiche.

Quando il gruppo diventa parte del cambiamento

Uno degli aspetti più interessanti della psicoterapia di gruppo è che il cambiamento può passare non soltanto attraverso ciò che viene compreso, ma anche attraverso ciò che viene vissuto.

Il gruppo offre la possibilità di osservare se stessi mentre si è in relazione, riconoscere modalità abituali, entrare in contatto con le risonanze degli altri e sperimentare qualcosa di differente nel presente.

In questo senso, il gruppo non è soltanto il luogo in cui avviene la terapia. Può diventare esso stesso parte del processo terapeutico.

A chi può essere utile?

La psicoterapia di gruppo può essere particolarmente interessante per chi desidera approfondire il proprio modo di stare nelle relazioni, riconoscere modalità che tendono a ripetersi o ampliare la consapevolezza di sé.

Può offrire uno spazio di lavoro per difficoltà emotive e relazionali, timore del giudizio, blocchi ricorrenti, fatica nell’esprimere bisogni o vissuti, oppure per il desiderio di sperimentare modi nuovi di entrare in contatto con gli altri.

La scelta del setting va comunque valutata individualmente, considerando la storia della persona, il momento del percorso, le caratteristiche del gruppo e gli obiettivi terapeutici. Per questo l’ingresso in un gruppo è generalmente preceduto da un colloquio conoscitivo con il terapeuta.

Vuoi approfondire la psicoterapia di gruppo?

A settembre sarà avviato presso Spazio Mosaico, a Boscoreale, un percorso di psicoterapia di gruppo ad approccio gestaltico integrato per adulti. Per richiedere un colloquio conoscitivo, puoi scrivere un’email all’indirizzo info@spaziomosaico.it

Bibliografia

Burlingame, G. M., McClendon, D. T., & Yang, C. (2018). Cohesion in group therapy: A meta-analysis. Psychotherapy, 55(4), 384–398.

Feder, B., & Frew, J. E. (a cura di). (2008). Beyond the Hot Seat Revisited: Gestalt Approaches to Group. Gestalt Institute of New Orleans.

Perls, F. S., Hefferline, R. F., & Goodman, P. (1997). Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Vitalità e accrescimento della personalità umana (2ª ed.; trad. J. Sanders & F. Liuzzi). Roma: Astrolabio Ubaldini. (Opera originale pubblicata nel 1951).

Yalom, I. D., & Leszcz, M. (2022). Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo (6ª ed.; trad. R. Carrera & A. Ravazzolo). Torino: Bollati Boringhieri.

Yontef, G. M. (1993). Awareness, Dialogue and Process: Essays on Gestalt Therapy. The Gestalt Journal Press.

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