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Benefici Interazione Persona-animale

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse del mondo scientifico circa la relazione persona-animale e la sua implicazione nel benessere psicologico e nella formazione dell’identità dell’individuo.

Molte specie animali presentano tratti somatici tipi­camente infantili (lineamenti arrotondati, grandezza sproporzionata della testa rispetto al corpo,) e caratteri sociali simili a quelli dei neonati come la dipendenza, la necessità di cure, gli atteggiamenti, la propensione al gioco, la richiesta di attenzioni e di contatto fisico.

Serpell (1988), per tali ragioni, ha ipotizzato l’esistenza di un processo di “parassitismo parentale”, secondo il quale tali caratteristiche costituirebbero degli stimoli evocatori di cure genitoriali da parte dell’uomo, predisponendolo alla cosiddetta “adozione interspecifica”, ossia tra specie differenti.

Numerosi studi nell’ambito delle neuroscienze, dell’attaccamento, della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) hanno studiato la relazione persona-animale e dimostrato che essa possiede numerose potenzialità terapeutiche.

L’essere umano in contatto con un animale presenta risposte biochimiche molto simili a quelle tipiche di uno stato di rilassamento. Si attiva la produzione dell’endorfina e di ormoni corticosteroidei (ormoni dello stress), si riduce la pressione arteriosa, la circolazione sanguigna e respiratoria a beneficio dell’attività immunosoppressoria. Tale attivazione determina uno stato di rilassamento.

Tuttavia, i benefici dell’interazione persona-animale sono numerosi e significativi, e vanno ben oltre il raggiungimento di uno stato di rilassamento. Ne vedremo alcuni di seguito.

Relazioni con animali e benessere psicologico

La relazione con un animale consente di:

  • recuperare modalità relazionali primitive basate sul contatto fisico, sugli scambi sensoriali, sul gioco, sulle reciproche gratificazioni tattili;
  • soddisfare il desiderio di compagnia e di affetto/accettazione incondizionati;
  • sperimentare modalità relazionali regressive tipiche dei primi anni di vita;
  • soddisfare il bisogno di affiliazione, che è una delle motivazioni più profonde dell’agire umano, attraverso il nurturance e maternage (accudire, nutrire, prendersi cura).

Il rapporto che si crea tra una persona e un animale è in molte cose diverso da quello che si crea tra esseri umani.

Innanzitutto è non verbale, e, pertanto, privo di confronto, incomprensioni, messaggi contraddittori. Inoltre, l’animale è dotato di “neutralità sociale”, ossia non attua comportamenti che sono spesso di ostacolo nell’interazione interumana, quali la competizione, il giudizio, l’emarginazione, l’omologazione. Tali caratteristiche rendono il rapporto persona-animale molto meno stressante.

Prendersi cura di un animale, inoltre, signi­fica prendersi la responsabilità materiale di quest’ultimo, sentirsi indispensabili e al tempo stesso definirsi, cioè rendersi conto di esistere in virtù del fatto che qualcun altro vive grazie alle nostre cure. Tali aspetti influiscono positivamente sulla nostra autostima.

L’animale può rappresentare un punto di partenza verso il raggiungimento di un modo di relazionarsi del tutto nuovo, privo di giudizi e aspettative, che si può estendere gradualmente al contesto sociale allargato, grazie alla naturale predisposizione umana alla generalizzazione.

La nascita della Pet Therapy

La relazione persona-animale può influire positivamente sulle pratiche educativo-formative e terapeutiche.

La Pet Therapy nasce nel 1953, quando lo psichiatra infantile Boris Levinson durante una seduta con un bambino autistico si accorse di come la presenza del suo cane migliorasse la volontà e la capacità di interagire del paziente. La relazione con quel cane, e, quindi, lo scambio affettivo tra i due, consentì al bambino di ristabilire i contatti con altre persone, di comprendere ed esternare le proprie emozioni.

Tale esperienza indusse il dottor Levinson a condurre ricerche sugli effetti della relazione con gli animali in ambito psichiatrico e dimostrò che l’affetto di un animale domestico produceva un aumento dell’autostima e andava incontro al bisogno di amore dei suoi pazienti.

Pet Therapy: quali interventi?

Oggi le Attività e terapie assistite dagli animali/Animal-assisted activity/Animal-assisted therapy (AAA/TAA) sono considerate prassi assistenziali e co-terapeutiche riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale, che compartecipano al raggiungimento del benessere della persona e al conseguente miglioramento della qualità della vita.

Gli animali possono essere coinvolti nell’ambito di:

  • Interventi educativi o ricreativi finalizzati al miglioramento della qualità di vita delle persone svolti da non professionisti;
  • Animal Assisted Education: programmi educativi svolti con animali da professionisti dell’ambito educativo (insegnante, pedagogista, educatore professionale, psicologo, ecc.) con l’obiettivo del miglioramento delle funzioni cognitive della persona coinvolta;
  • Animal Assisted Therapy: modalità di cura (attiva, passiva o con animale antropomorfo) usata in contesti sanitari che hanno l’obiettivo di migliorare le funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive della persona coinvolta mediante specifici obiettivi, integrate con altre terapie normalmente usate per la patologia in questione. Le attività con animali con fini terapeutici devono essere svolte seguendo protocolli terapeutici formalizzati da una persona specializzata (veterinari, etologi, educatori, psicologi, medici, ecc.).

La scelta dell’animale dipende dal tipo di abilità che si svuole potenziare, ma gli animali più comunemente coinvolti nella Pet Therapy sono: il cane, il gatto, i piccoli mammiferi. In alcuni casi si coinvolgono anche gli uccelli, i pesci, le tartarughe, gli asini, i cavalli e i delfini.

La Pet Therapy, tuttavia, può essere eseguita solo con animali educati all’interazione con gli esseri umani dal punto di vista comportamentale. Inoltre, deve essere valutata la compatibilità della coppia persona-animale prima di cominciare la terapia.

Il ruolo dello psicologo nella Pet Therapy

Gli animali non possiedono di per sé qualità curative, ma è la relazione con loro che può essere utilizzata, con l’ausilio di uno psicologo o psicoterapeuta, per stimolare processi e meccanismi in grado di riattivare, promuovere o incrementare competenze di vario tipo, soprattutto di tipo relazionale.

Il rapporto con un animale può produrre benessere e giovare a ogni individuo, di qualsiasi età e in svariate situazioni problematiche. La mediazione di un terapeuta esperto che sappia individuare su quali dimensioni è importante concentrare il lavoro educativo o terapeutico appare fondamentale in questo processo.

BIBLIOGRAFIA

Ballarmi G. (1995), Animali amici della salute: curarsi con la pet therapy, Milano, Xenia.

Formella, Z., & Boromeo, F. (2011). Le potenzialità terapeutiche della relazione uomo-animale. Onoterapia: un nuovo metodo per favorire l’apertura relazionale e promuovere la prosocialità. Orientamenti pedagogici: rivista internazionale di scienze dell’educazione58(343), 145-160.

Giacon M. (1992), Pet therapy. Psicoterapia con Vaiuto di «amici» del mondo animale, Roma,  Edizioni Mediterranee.

Marchesini R. e Corona L. (2007), Attività e terapie assistite dagli animali: Vapproccio zooantro­ pologico alla pet-therapy, Bologna, Apeiron.

Marchesini R. e Tonutti S. (2007), Manuale di zooantropologia, Roma, Meltemi.

Nuyts, A. (2017). Cure infermieristiche e relazione uomo-animale, cosa genera l’Animal Assisted Therapy nell’essere umano: una revisione narrativa della letteratura (Doctoral dissertation, Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI)).

Serpell J.A. (1988), Pet-Keeping in non-western societies: Some popular misconceptions. In A.N. Rowan (a cura di), Animai andpeople sharing thè world, Hanover (USA), University Press of New England, pp. 33-52.

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